Il nome di Aglientu ha origini incerte, alcuni pensano che abbia a che fare con il vento la leggenda popolare invece ci dice che deriva da Argento poiché nellaltura dove il paese è situato,le acque che sgorgano dalla Fontana grande, scintillano al chiaro di luna.Lipotesi che però si sta' affermando adesso e che ci sia collegamento ai numerosi nomi della zona,che richiamano Agliu come: Montagliu, Agliacana, Frati Agli; Agliu nel senso di bianco o di vuoto ? . Questo è uno dei numerosi dubbi sulle origini del nome Aglientu.Aglientu si è formato come nucleo urbano un secolo e mezzo fa e la storia romana e medioevale non lo citano.Il territorio però è stato sicuramente abitato fin dalla preistoria, testimonianze sono i vari nuraghi.I più importanti sono Tuttusoni, Finucchjaglia, il Nieddu, La Foci. Fiuccjaglia è molto importante perché non ha le caratteristiche di un normale nuraghe ma di un intricato labirinto di nascondigli sotterranei, che testimoniano la presenza di uomini,in un periodo antecedente a quello nuragico.Del popolo che contribuì a far uscire il popolo sardo dalla preistoria ( i Fenici ? ) ,non abbiano testimonianze nel comune, non ne troviamo neanche dei cartaginesi.Nel nostro comune però sappiamo qualcosa dei romani che si sono stabiliti a Vignola,ed avevano formato un villaggio. Sappiamo anche che in epoca romana il nostro comune era attraversato da una via che congiungeva Olbia a Porto Torres passando per Santa Teresa Oltre ad una Vignola Romana ne troviamo anche una medioevale, che è anche capoluogo della sua curatoria.Era una curatoria molto importante, questo si deduce dal fatto che pagava tasse elevate,quindi proporzionate al reddito dei vignolesi. La curatoria di Vignola si estinse prima del 1380, ma al contrario delle altre cittadine costiere, era stata nominata anche nei secoli molto antecedenti alla fondazione delle altre cittadine.
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Anteriormente al secolo XII non si sente parlare di una Vignola , ma questo centro abitato, come abbiamo detto, è stato fondato in epoca romana. Lubicazione del primo abitato è ancora in discussione, ma lipotesi più probabile è quella che trovi su una collina a sette chilometri dal mare, dove si possono scorgere ancora i resti.Nelle vicinanze vi erano due chiese Santu Petru e Sant Andriacostruite assieme a quelle di Santa Maria che ancora oggi esiste, o esiste per lo meno una chiesetta dedicata alla Madonna,Questa chiesa, fulcro di una Corte, si affaccia per la prima volta alla nostra coscienza attraverso latto con cui nel 1117 il giudice Ittoccore de Gunola la donò allopera della primaziale Prisona.Successivamente, se ne fa parola nel testo di quellaccordo che, nel 1173, pose fine ad un periodo di contrasti tra il clero civitatese e quello della detta opera. Grazie a tale accordo, la longa manus ecclesiastica della potente repubblica toscana, si assicurò il possesso di Santa Maria di Vignola, insieme con altre chiese del giudicato di Gallura. Santa Maria apparteneva alla primaziale di Pisa, ancora nel secolo XIV, perché figura negli inventari dellopera di questa primaziale, redatti negli anni 1320, 1339, 1347 e 1368.Dallaccordo del 1173 risulta che la Corte in esame era posta nellambito della diocesi di Civita. Sembra certa inoltre la sua specifica ubicazione nella Gallura nord- occidentale, Qui, infatti, oltre alla persistenza del nome di Vignola e alle tracce della villa medioevale così chiamata, si ha anchenelle campagne Vignolesi tra Aglientu e la costa, la presenza di unantica chiesa di intitolazione mariana, detta appunto, Santa Maria di Vignola. Appare, quindi, ovvia lidentificazione di questo edificio sacro del Vignolese, con quanto resta ancora della Corte posseduta un giorno dallopera di Santa Maria di Pisa, nellarea di pertinenza di villa Vignola. Se questa è lascendenza della chiesa suddetta, sono da attribuire ad avanzi del complesso edilizio proprio di ogni Corte, gli affioramenti che si scorgono specialmente sul lato sud della chiesa.A quanto inoltre fu riferito da persone del luogo, provengono da demolizioni e parziali scavi operati attorno a Santa Maria, le pietre , spesso lavorate, rimesse in opera nei muretti a secco che delimitano i vicini poderi.